Famiglia Forza nella Fragilità – 12 aprile “Dopo l’Amore” – Rassegna “In caso di Amore”

Famiglia Forza nella Fragilità: 2 iniziative per aiutare famiglie, coppie, fidanzati

 

Giovedì 12 aprile 2018
Proiezione del film DOPO L’AMORE di Joachim Lafosse

presso il Cinema donfiorentini a Imola – Viale Marconi 31/A

Dopo l’amore – scheda

Il film in un tweet: Sotto lo stesso tetto Marie e Boris gestiscono una separazione matrimoniale in bilico tra vendetta economica e il desiderio di tornare ad amarsi.
La sfida: Quando si arriva ad odiare il proprio coniuge, a non sopportarlo più anche nei piccoli dettagli, è possibile ancora riparare? Tornare ad amarsi? A vivere insieme nell’armonia
Il matrimonio come una sfida (AL 124) una rilettura del film a partire dall’Esortazione Amoris Laetitia
a cura del teologo Francesco Pesce (scarica o leggi la scheda 14_Schede_AmorisLaetitia)
«E pensare che l’ho amato. L’ho veramente amato. Io lo detesto. Come sono potuta arrivare a questo punto?». Parole simili a queste della protagonista del film verso il marito (già e non ancora ex) si trovano in Amoris laetitia :«A poco a poco, quella che era “la persona che amo” passa ad essere “chi mi accompagna sempre nella vita”, poi solo “il padre o la madre dei miei figli”, e alla fine un estraneo» (AL 233). Perché l’amore si trasforma nel suo contrario? Papa Francesco risponde … (Vedi scheda tratta dal sito www.saledellacomunita.it
dalla scheda del film:
Sotto lo stesso tetto Marie e Boris gestiscono una separazione matrimoniale in bilico tra vendetta economica e il desiderio di tornare ad amarsi.
L’économie du couple è il titolo originale ed emblematico del potente film di Lafosse, un’opera millimetrica sulla spartizione delle colpe e degli averi di una relazione finita all’angolo. Attorno due gemelline che chiedono di capire cosa sta succedendo in questa casa divisa in due parti con regole e giorni che le mettono in subbuglio paradossalmente nel nido in cui sono nate. Marie e Boris vogliono lasciarsi, come capita spesso, ciascuno alle proprie condizioni che diventano prima di tutto un affare economico.
Scene quanto mai odierne per tante famiglie fino a poco prima attraversate da valori di tutt’altro sapore. Non si capisce più di chi è questa casa: di chi la possiede? Di chi l’ha ristrutturata? Boris desidera che le sue doti vengano ammesse. Marie non può farlo, altrimenti dovrebbe far posto a sentimenti di tenerezza pericolosi che aprirebbero forse una breccia nel suo cuore. Amici e parenti stanno a guardare.
«E pensare che l’ho amato. L’ho veramente amato. Io lo detesto. Come sono potuta arrivare a questo punto?». Perché l’amore si trasforma nel suo contrario? Papa Francesco risponde che «un amore debole o malato, incapace di accettare il matrimonio come una sfida che richiede di lottare, di rinascere, di reinventarsi e ricominciare sempre di nuovo fino alla morte, non è in grado di sostenere un livello alto di impegno. Cede alla cultura del provvisorio, che impedisce un processo costante di crescita» (AL 124). Invece, «non si vive insieme per essere sempre meno felici, ma per imparare ad essere felici in modo nuovo, a partire dalle possibilità aperte da una nuova tappa (AL 232).
Nell’analisi della crisi di coppia offerta dall’Amoris Laetitia viene individuato come centrale il tema della comunicazione: «In una crisi non affrontata, quello che più si compromette è la comunicazione» (AL 233).
Ed è quello che succede alla coppia del film: manca la parola. Anche le parole dette alle figlie appaiono insufficienti. Mancano le parole perché è stata persa la parola iniziale, la parola della promessa.
Di fronte a questo, risuonano le parole di un amico del padre di lei: «Gli ho promesso che ci sarei stato». Non sono anche le parole che ci si scambia nel giorno del matrimonio, forse dimenticate dalla coppia del film? «Quel “sì” significa dire all’altro che potrà sempre fidarsi, che non sarà abbandonato se perderà attrattiva, se avrà difficoltà o se si offriranno nuove possibilità di piacere o di interessi egoistici» (AL 132). A cura dell’ACEC (Associazione Cattolica Esercenti Cinema)
Dall’Esortazione Apostolica AMORIS LAETITIA del Santo Padre Francesco
123. Dopo l’amore che ci unisce a Dio, l’amore coniugale è la «più grande amicizia».[122] È un’unione che possiede tutte le caratteristiche di una buona amicizia: ricerca del bene dell’altro, reciprocità, intimità, tenerezza, stabilità, e una somiglianza tra gli amici che si va costruendo con la vita condivisa. Però il matrimonio aggiunge a tutto questo un’esclusività indissolubile, che si esprime nel progetto stabile di condividere e costruire insieme tutta l’esistenza. Siamo sinceri e riconosciamo i segni della realtà: chi è innamorato non progetta che tale relazione possa essere solo per un periodo di tempo, chi vive intensamente la gioia di sposarsi non pensa a qualcosa di passeggero; coloro che accompagnano la celebrazione di un’unione piena d’amore, anche se fragile, sperano che possa durare nel tempo; i figli non solo desiderano che i loro genitori si amino, ma anche che siano fedeli e rimangano sempre uniti. Questi e altri segni mostrano che nella stessa natura dell’amore coniugale vi è l’apertura al definitivo.
L’unione che si cristallizza nella promessa matrimoniale per sempre, è più che una formalità sociale o una tradizione, perché si radica nelle inclinazioni spontanee della persona umana; e, per i credenti, è un’alleanza davanti a Dio che esige fedeltà: «Il Signore è testimone fra te e la donna della tua giovinezza, che hai tradito, mentre era la tua compagna, la donna legata a te da un patto: […] nessuno tradisca la donna della sua giovinezza. Perché io detesto il ripudio» (Ml 2,14.15.16).
124. Un amore debole o malato, incapace di accettare il matrimonio come una sfida che richiede di lottare, di rinascere, di reinventarsi e ricominciare sempre di nuovo fino alla morte, non è in grado di sostenere un livello alto di impegno. Cede alla cultura del provvisorio, che impedisce un processo costante di crescita. Però «promettere un amore che sia per sempre è possibile quando si scopre un disegno più grande dei propri progetti, che ci sostiene e ci permette di donare l’intero futuro alla persona amata».[123] Perché tale amore possa attraversare tutte le prove e mantenersi fedele nonostante tutto, si richiede il dono della grazia che lo fortifichi e lo elevi. Come diceva san Roberto Bellarmino, «il fatto che un uomo e una donna si uniscano in un legame esclusivo e indissolubile, in modo che non possano separarsi, quali che siano le difficoltà, e persino quando si sia persa la speranza della prole, questo non può avvenire senza un grande mistero».
125. Il matrimonio, inoltre, è un’amicizia che comprende le note proprie della passione, ma sempre orientata verso un’unione via via più stabile e intensa. Perché «non è stato istituito soltanto per la procreazione», ma affinché l’amore reciproco «abbia le sue giuste manifestazioni, si sviluppi e arrivi a maturità». Questa peculiare amicizia tra un uomo e una donna acquista un carattere totalizzante che si dà unicamente nell’unione coniugale. Proprio perché è totalizzante questa unione è anche esclusiva, fedele e aperta alla generazione. Si condivide ogni cosa, compresa la sessualità, sempre nel reciproco rispetto. Il Concilio Vaticano II lo ha affermato dicendo che «un tale amore, unendo assieme valori umani e divini, conduce gli sposi al libero e mutuo dono di sé stessi, che si esprime mediante sentimenti e gesti di tenerezza e pervade tutta quanta la vita dei coniugi».[126]
Gioia e bellezza
126. Nel matrimonio è bene avere cura della gioia dell’amore. Quando la ricerca del piacere è ossessiva, rinchiude in un solo ambito e non permette di trovare altri tipi di soddisfazione. La gioia, invece, allarga la capacità di godere e permette di trovare gusto in realtà varie, anche nelle fasi della vita in cui il piacere si spegne. Per questo san Tommaso diceva che si usa la parola “gioia” per riferirsi alla dilatazione dell’ampiezza del cuore.[127] La gioia matrimoniale, che si può vivere anche in mezzo al dolore, implica accettare che il matrimonio è una necessaria combinazione di gioie e di fatiche, di tensioni e di riposo, di sofferenze e di liberazioni, di soddisfazioni e di ricerche, di fastidi e di piaceri, sempre nel cammino dell’amicizia, che spinge gli sposi a prendersi cura l’uno dell’altro: «prestandosi un mutuo aiuto e servizio».[128]