UN DONO CHE VIENE DA DIO – 14 febbraio 2016

UN DONO CHE VIENE DA DIO

Festa per fidanzati e giovani sposi

Chi volesse iniziare un ragionamento sul rapporto tra amore e misericordia troverebbe molti spunti da approfondire e diverse tematiche da sviluppare. Ma dove il concetto della Misericordia sembra essere certamente meno diretto e semplificabile è proprio nel rapporto di coppia.

È solo il secondo anno che la Pastorale Giovanile e l’ufficio Pastorale della Famiglia della diocesi di Imola organizzano la festa per fidanzati e giovani coppie, ed è stata proprio la misericordia, il tema centrale della riflessione dell’incontro, avvenuto lo scorso 14 febbraio 2016 al Santuario delle Clarisse di Imola. Cosa possa spingere una coppia di ragazzi, nel giorno di San Valentino, a passare un paio di ore delle loro vite in un’atmosfera di riflessione e comunione con altre coppie, è solo parzialmente immaginabile. Certamente la testimonianza che ci hanno trasmesso Andrea ed Anna, sposi da 34 anni, e la riflessione di Suor Marta, ci hanno accompagnato in modo proficuo nell’approfondimento di cosa voglia dire “amare ed essere amato”.

Così Anna e Andrea si sono presentati a noi, fin da subito, come due persone caratterialmente molto diverse e, proprio all’insegna della diversità, vivono la loro relazione coniugale con alcune piccole ‘regole’ di coppia: dialogo e fedeltà. Dialogare, per loro, non è solamente scambiarsi opinioni o consigli ma è anche conoscersi profondamente, perché se la coppia è fusa nell’amore di Dio, è anche vero che ognuno rimane cosciente del suo essere singolo e individuo. Ognuno per andare all’altro deve innanzitutto partire da sé. In tal modo il sentimento diventa decisione e necessità di Verità. Questo li ha spinti a percorrere un grande traguardo, prima col fidanzamento ufficiale e poi col matrimonio; passando dalla consapevolezza che l’amore è anche corpo e che vivere il fidanzamento come momento di grazia significa capire che i nostri gesti, quando superano ciò che siamo e dove siamo, possono nuocere invece che aiutare.

Fedeltà, invece, è il riflesso del perdono e della stima all’altro, sempre con la cognizione che non è la volontà, o non solo quella, a tenere uniti due sposi, ma è l’aiuto di Dio. Allora la fedeltà non è più vissuta come restrizione ma come dono da chiedere, da ricevere e custodire. Infine per Anna e Andrea è importante raccontarsi, dirsi la gioia e il dolore, urlare nei litigi, farsi consolare e sentirsi consolati perché l’amore è implicito “ma ce lo dobbiamo dire”. Per cui un buon esercizio può essere quello di rinnovarsi ogni tanto le promesse fatte giacché l’altro, con cui vivo e cresco è “un segno di Misericordia per me, perché quando ci sposiamo è lì che vinciamo!”.

A cosa serve, quindi, la Misericordia nella coppia? È uno stile di vita da approfondire, oppure un orizzonte a cui tendere ogni giorno? No, la Misericordia è molto più di tutto questo, – ci dice Suor Marta – è l’attesa di Dio che aspetta intrepido suo figlio tornare a casa. O ancora meglio, la Misericordia è l’inquietudine feconda regalataci da Dio, che come una bussola ci fa da senso dell’orientamento, proprio per ritrovare la strada di casa. Questo desiderio di cammino inizia quando l’uomo entra in preghiera, si trova solo davanti alla Croce di Cristo e capisce di non essere stato condannato da Colui che è amore. Respirando questo Amore e facendo esperienza della Misericordia, l’uomo può allora, e solo allora, essere strumento rivelatore di quella misericordia ricevuta, all’interno della coppia: “Se veniamo da colui che è Misericordia, non possiamo che essere misericordiosi”.

Sara Fantini – Servizio di Pastorale Giovanile – Imola

Il giorno di San Valentino ci è stato fatto un bel regalo: ci è stato chiesto di portare una breve testimonianza sulla Misericordia nella vita di coppia, all’incontro dei fidanzati e dei giovani sposi, presso il Monastero delle Clarisse di Imola.

Sul momento ci pareva solo un peso, poi si è rivelato proprio un regalo, perché questa proposta ci ha stimolati a riflettere insieme, cosa che non ci capitava da diverso tempo!

Il regalo è stato doppio, perché abbiamo avuto anche l’opportunità di ascoltare per la prima volta Suor Marta: la sua è una vita completamente diversa dalla nostra, ma è così piena del Signore, che non può che interrogarci, come sposi e come cristiani.

Dio è Amore e ce lo dimostra con il suo figlio Gesù, ma come può questa Onnipotenza, questa Via, Verità e Vita entrare fra noi due e nella nostra casa? Noi non abbiamo una ricetta, abbiamo la nostra storia, che, con le sue gioie e le sue fatiche, continua ad essere una storia d’amore … anzi dovrà esserlo ancora, visto che vorremmo tanto invecchiare insieme.

Così ci presentiamo: abbiamo 58 e 55 anni, siamo sposati da 33 anni, con tre figli di 32, 30 e 24 anni e siamo già nonni di cinque nipotini. Ci siamo conosciuti quarant’anni fa in parrocchia, dove eravamo inseriti in un gruppo giovani e negli scouts e dove abbiamo avuto il privilegio di vivere il fidanzamento dentro una comunità, con tanti amici di diverse generazioni e con la stessa fede. Dei primi anni ricordiamo le lunghe passeggiate a parlare, a cercare di essere veri, oltre che sinceri. Dopo 2-3 anni dal nostro “primo ballo”, abbiamo deciso, d’accordo con il sacerdote che ci seguiva (e che è ancora nostro amico), di separarci per un periodo, perché litigavamo spesso, non ci capivamo e forse non ci fidavamo fino in fondo l’uno dell’altro. È stato un tempo importante, in cui ciascuno di noi ha potuto guardarsi dentro con serenità, per poi ripartire con una nuova certezza, decidendo di tornare insieme dopo circa 6 mesi di distacco. Il nostro amore ha avuto bisogno di questa pausa e di questa libertà, per non far finta che tutto andasse bene e per diventare più vero. Di quel periodo abbiamo ritrovato queste righe, in un articoletto scritto nel dicembre del 1980, un anno e mezzo prima di sposarci: “… il nostro amore è un dono che Dio ci fa, ci è affidato ma non è nostro! Siamo fragili vasi di creta, eppur tuttavia riempiti di questo amore …”. Ora queste parole ci fanno un po’ sorridere, ma racchiudevano una grande forza: noi credevamo in questo amore, nella possibilità di farlo durare per tutta la vita. Può sembrare scontato, ma le promesse del Matrimonio hanno le basi in questa certezza nell’amore di Dio e in quello stesso degli sposi, che da Dio traggono la forza e del quale possono diventare il segno. Ma l’amore è fatto di tanti piccoli tasselli e per noi sono questi i più importanti:

  • lavorare su di me per essere migliore, in modo che per l’altro sia più facile “onorarmi”, rispettarmi e stimarmi;
  • imparare ad ascoltare, a mettermi nei suoi panni, a non giudicare, perché per l’altro sia più facile ascoltarmi e capirmi;
  • chiedere perdono, ammettere il mio errore, perché per l’altro sia più facile perdonarmi e perché ci sia sempre di più fra noi e con i figli un clima di comprensione e di riconciliazione, anche perché come diceva un grande “un minuto arrabbiati sono 60 secondi di infelicità” (A. Einstein);
  • condividere le mie paure , le mie ansie, le mie fragilità, perché per l’altro sia facile consolarmi;
  • tener “fresco” l’amore, con gesti di tenerezza in tutte le stanze della casa, con sguardi intensi e non affrettati, con piccoli “appuntamenti quotidiani” solo nostri, non tralasciando di dire all’altro che lo amo e che voglio continuare ad amarlo, affinché anche per l’altro sia più facile amarmi.

Ci piace concludere con una frase scritta da una delle nostre figlie circa 10 anni fa e che ci è rimasta nella mente e nel cuore: “… ti ringrazio papà, perché mi hai sempre lasciata libera, senza mai lasciarmi sola”. In questa frase, così semplice, ma così vera, noi leggiamo la presenza e la Misericordia di Dio nella nostra casa: è un Padre buono che ci tratta da figli e da uomini liberi, c’è sempre stato, anche quando non ce ne eravamo accorti, e non ci lascia mai soli!

Andrea e Anna – Massa Lombarda

(20 febbraio 2016)