«Un dovere manifestare a favore della famiglia naturale»

Sabato 20 giugno a Roma, in piazza San Giovanni, si è svolta una manifestazione nazionale a sostegno dell’identità sessuale “naturale” e del matrimonio eterosessuale. Il 10 maggio, sempre a Roma, si è svolta la terza marcia nazionale della famiglia, con 40mila partecipanti. Entrambe le iniziative hanno visto l’impegno e la partecipazione di vari gruppi di laici cattolici, come anche di evangelici e di appartenenti ad altre religioni. Si sta concretizzando dunque una reazione popolare all’equiparazione di altre forme di unione alla famiglia e una protesta contro l’introduzione dell’ideologia del gender nell’educazione scolastica. Infatti si ha ormai l’impressione che chi è a favore della famiglia formata da uomo, donna e figli, come pure chi si sente moralmente obbligato a rispettare e tutelare la vita umana dal concepimento al suo termine naturale, sia o da rieducare in quanto poco sensibile al valore della libertà individuale, o addirittura da perseguire per comportamento contrario alla libertà e antisociale.
Non soltanto per motivi religiosi, ma anche per senso di umanità, la famiglia a struttura cosiddetta “normale” merita di essere riconosciuta e tutelata particolarmente dalla legislazione e dagli organismi politici, come pure dalla società civile. Infatti, trattare in modo uguale soggetti diversi sarebbe discriminatorio; riconoscere in pratica ad unioni di tipo diverso dalla famiglia vera e propria la stessa qualifica sarebbe ingiusto. C’è chi sostiene che sia in atto un’evoluzione dell’istituto familiare: come i sociologi ci dicono che la società è diventata “liquida”, così alcuni gruppi di opinione e alcuni partiti sostengono che ogni tipo di unione affettiva stia diventando famiglia. Basterebbe però considerare gli obblighi dei coniugi, soprattutto nei confronti dei figli, per rendersi conto della differenza tra famiglie normate dal diritto di famiglia e unioni di fatto.
Le famiglie fondate sul matrimonio tra un uomo e una donna per altro dispongono di risorse importanti, che forse non sono ancora abituate a mettere sistematicamente in opera. Mi riferisco alle diverse forme associative e all’atteggiamento pro-attivo, fino all’azione di “lobbying”. Siccome la società tende ad indebolirsi e le lobby lbgt condizionano sia il potere legislativo sia quello giudiziario, diventa importante promuovere una vigorosa azione sociale. Ad essa ci si può e deve allenare, per amore del bene comune, per puro amore della libertà e per non soccombere nelle situazioni di disordine o sopraffazione.
Manifestare a sostegno dell’istituzione familiare diventa un preciso dovere morale, come difendere i figli dalla pornografia via internet. Non basta esercitare il diritto di voto, è sempre più urgente sostenere gli eletti dal popolo con manifestazioni popolari, anche scendendo in piazza. La democrazia rappresentativa mostra ormai i suoi limiti e richiede di essere integrata con forme di democrazia deliberativa. Papa Benedetto XVI ebbe a dire alcuni anni fa che i cattolici dovevano tornare nelle piazze, essere più presenti nella sfera pubblica; ma ciò vale per tutti coloro che riconoscono il carattere insostituibile dell’istituto familiare, a prescindere dalla loro appartenenza. Dare forza alle proprie convinzioni sostenendole in pubblico è un modo concreto per amare il coniuge e i figli, per amare i bambini e preparare loro un futuro migliore. Le associazioni familiari in questo momento storico si trovano a dare voce all’intera società civile, occupando lo spazio pubblico e contrastando le idee e le decisioni che discriminano e indeboliscono l’istituzione familiare. Come uomo di Chiesa, rispetto l’autonomia del laicato, ma lo faccio attivamente, esprimendo la mia condivisione e dando il mio personale appoggio (con la preghiera e con l’obolo di tasca mia) a quanti si accordano per organizzare manifestazioni pubbliche a reale e disinteressato sostegno della famiglia, correndo il rischio di essere fraintesi o anche apparentemente strumentalizzati dalle correnti conservatrici. «Chi non è contro di voi è per voi».
Monsignor Tommaso Ghirelli, vescovo di Imola